


BERGAMO -- Un'importante missione scientifica, una grande impresa alpinistica su un ottomila, sulla montagna più alta della terra. Agostino Da Polenza, capo spedizione di Share Everest 2008 spiega come nasce un progetto così ambizioso e parla delle difficoltà che comporta la sua organizzazione, come nell'affrontare gli imprevisti: non ultimi i provvedimenti cinesi.
Da Polenza, un nuovo grande progetto alpinistico-scientifico...
"Sì nuovo per quel che concerne le modalità esecutive, ma in realtà non è del tutto una novità, visto che all'Everest eravamo già andati nel '92 a fare le prime misurazioni. Abbiamo una lunga storia di misure geodetiche, di progetti scientifici di carattere medico, fisiologico. Il Comitato Ev-K2 ha sull'Everest la sua Piramide, per cui siamo di casa su questa montagna. Ora però c'è un'evoluzione, forse spettacolare per certi versi. L'altra volta per misurare la calotta dell'Everest c'eravamo portati un georadar, per vedere com'erano le rocce sotto il manto nevoso. Questa volta invece portiamo qualcosa che lasceremo lì, qualcosa di estremamente piccolo, quindi a impatto zero per l'ambiente, ma molto significativo ed emblematico: un piccolo sensore che misurerà la temperatura del pianeta sul punto più alto della terra. Ci darà la temperatura in continuo per i prossimi anni. E' un segno dell'attenzione e della preoccupazione umana verso le grandi montagne".Abbiamo una lunga storia di misure geodetiche, di progetti scientifici di carattere medico, fisiologico, per cui possiamo dire di essere di casa su questa montagna. Più recentemente poi, siamo nuovamente saliti nel 2004 per la misurazione della calotta sommitale con Georadar e in seguito nel 2006 abbiamo proceduto con l'installazione di ABC Pyramid, la stazione di rilevamento atmosferico a più di 5.000 metri d'altezza. Ora però c'è un'evoluzione, forse spettacolare per certi versi. L'altra volta per misurare la calotta dell'Everest c'eravamo portati un georadar, per vedere com'erano le rocce sotto il manto nevoso; questa volta invece portiamo qualcosa che lasceremo lì, qualcosa di estremamente piccolo, quindi a impatto zero per l'ambiente ma molto significativo ed emblematico: un piccolo sensore che misurerà la temperatura del pianeta sul punto più alto della terra. Ci darà la temperatura in continuo per i prossimi anni. E' un segno dell'attenzione e della preoccupazione umana verso le grandi montagne".
L'Everest è una scelta difficile di questi tempi...
"L'Everest è sempre una scelta difficile per la verità. E' una montagna di 8850 metri quindi è di per sé complessa. Poi lo si può affrontare in molti modi, per esempio con l'ossigeno o senza ossigeno. Nel primo modo è più facile, nel secondo molto più difficile, e infatti sono pochissimi quelli che l'hanno affrontato senza nei più di 50 anni di storia alpinistica. Poi in verità in questi giorni abbiamo qualche tribolazioni in più dovuta alla 'fibrillazione' olimpica. I cinesi ospiteranno le Olimpiadi, un grande evento che li riporterà alla ribalta nella storia dell'umanità. Dico li riporterà perché in realtà la storia dell'umanità hanno sempre contribuito a farla, è evidente. Con quest’occasione, però, vogliono tornare nel consenso pacifico di tutti i popoli del mondo, non essendo un paese propriamente democratico e con un'economia aggressiva e poco rispettosa dei diritti umani: allora si sono inventati delle grandi Olimpiadi che saranno senza dubbio belle e magnifiche, ma che qualche preoccupazione a tutto il mondo la stanno dando. E ne danno una piccola anche a noi: nel senso che, volendo portare sulla vetta dell'Everest la fiaccola olimpica, hanno esagerato, hanno chiuso l'Everest e hanno impedito ad altre spedizioni di andare in cima. Insomma credo abbiano esagerato, e forse sono stati anche un po' pasticcioni nel prendere soprattutto decisioni importanti all'ultimo momento. Se avessero avvertito per tempo tutte le spedizioni, il Nepal e gli alpinisti che quest'anno ci sarebbe stato questo momento particolare dedicato a loro, credo che nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. Avvisare all'ultimo però, quando il mondo dell'alpinismo ha già fatto i suoi programmi, suona un po' come una forzatura. Insomma i vecchi vizi non passano mai".
Che conseguenze avrà la chiusura della Cina sulla sua spedizione?
"Su di noi pressoché nulla. Nel senso che avevamo programmato una spedizione con un arrivo in vetta verso la fine di maggio, quindi dovremmo poter andare in cima come pensato. Il periodo in cui i cinesi saranno operativi sulla vetta con la loro grande truppa, infatti, è previsto all'inizio di maggio. Dovevamo fare la traversata, questo sì. Gnaro Mondinelli aveva nel suo cuore la voglia, dopo i quattordici ottomila, di coronare un sogno che era quello di fare la traversata da sud a nord del Monte Everest, quindi scendere in territorio cinese. Peraltro la Cina paradossalmente aveva pensato proprio l'anno scorso di aprire questa possibilità e renderla fruibile a tutti gli alpinisti che la volevano percorrere. Aveva concesso il permesso ufficiale, aveva detto insomma: 'se voi volete salire dal versante nepalese e poi scendere dalla nostra parte ci andrà benissimo, basta pagare - ormai questo è il meccanismo. Salvo poi smentirsi con questa eccessiva kermesse della fiaccola olimpica sulla vetta. Vabbè, pazienza..."
Al di là della tempistica tardiva, cosa pensa di questo divieto?
"Non mi scandalizza più di tanto. Quando ci sono le Olimpiadi, le città intere, gli Stati si fermano e forse era giusto che anche le montagne si fermassero un attimo per guardare questo grande evento. Anche la televisione si ferma, una televisione che ormai è uno dei motori del mondo e che dedica tutte le sue attenzioni e il suo tempo alla più alta manifestazione sportiva. Ebbene era giusto forse che anche noi dedicassimo loro una sosta, diciamo semplicemente però che se ci avessero avvisati prima sarebbe stato tutto sommato molto meglio. Non mi sconvolge in sè il divieto. Certamente ci sono temi più complessi sul piano politico, economico e socio-culturale, come la questione tibetana: l'Everest infatti è uno spartiacque, confina con il Tibet. Anche per questo l'attenzione mondiale si è concentrata sulle questioni della libertà, della democrazia, della possibilità di praticare la propria religione e del diritto di quel popolo di poter salvaguardare la propria tradizione culturale. Sulle Olimpiadi dunque si sta innestando un acceso dibattito internazionale ed è giusto che sia così in quanto lo sport, che certamente deve essere per quanto possibile fuori dalle competizioni ideologico-politiche, non è asettico, non uccide il pensiero, anzi aiuta e sostiene scambi culturali, cercando anche di mantenere e diffondere i suoi valori civili, fra i quali i diritti della persona".
Lei prima ha citato "Gnaro Mondinelli", ci parli allora della squadra che ha selezionato per la sua spedizione.
"La spedizione nasce dall'esigenza scientifica di portare delle strumentazioni nella prima tappa a Colle Sud, a 8mila metri, sul colle che divide l'Everest dal Lhotse. Dobbiamo mettere lì una stazione complessa che rileva 6 parametri meteo-climatici. L'installazione ha sollevato problematiche relativamente alla parte elettrica, all'acquisizione di energia, alla trasmissione dei dati. Questo era il progetto iniziale, portare a termine il lavoro scientifico per realizzare ancora un piccolo primato: l'installazione per il monitoraggio più alta del mondo. Così abbiamo pensato di andare anche un po' più su, per posizionare il sensorino, e ci siamo chiesti chi poteva essere in grado di farlo. Questa esigenza nostra si è incrociata una domenica pomeriggio con l'idea di Silvio Mondinelli di fare la traversata dell'Everest: in questo modo è nata spontaneamente l'idea di unirci nell'impresa, e darci una mano reciproca a realizzare ciascuno i propri scopi. Questo modo di lavorare del resto, è abbastanza ricorrente nella storia del Comitato Ev-K2-Cnr. Silvio mi ha detto che era già d'accordo con Marco Confortola e io ero contento di avere anche lui nel progetto: Marco è un grande amico che è stato al K2 con noi e che ha realizzato 5 ottomila negli ultimi anni. Insomma così si è formata una piccola squadra di alpinisti e tecnici. Tra l'altro ci sarò anche io, ex alpinista nostalgico, magari con l'ambizione di andare un pochino in quota e tornare a guardare questi grandi panorami dall'alto verso il basso e non solo dal basso verso l'alto".
Quindi quale sarà il suo ruolo?
"Il mio ruolo è quello storico, fondamentalmente di 'rompiscatole' - scherza Da Polenza - quello di chi mette a disposizione la sua capacità di manager e organizzatore per realizzare in questo caso un piccolo progetto dal punto di vista logistico-organizzativo. Organizzare una spedizione di questo tipo, infatti, non è tanto complicato nell'aspetto alpinistico, quanto piuttosto per quello tecnologico e scientifico. Naturalmente da parte mia c'è tutta la voglia e l'entusiasmo, che appartiene comunque ad ogni membro della spedizone, da Silvio Mondinelli, a Marco, all'intero gruppo dei protagonisti e sostenitori. E' una piccola squadra che realizzerà una grande impresa proprio in questo che non è solo l'anno olimpico ma pure l'anno internazionale del pianeta terra; il pianeta al quale tutti apparteniamo che è sempre più bisognoso di cure e attenzioni. La nostra impresa vuole insomma essere un piccolo personale contributo."
Rispetto alle voci che parlano di un suo clamoroso ritorno sugli ottomila da alpinista, cosa ci dice?
"Mi sembra un po' un'esagerazione. Sì, io torno sugli ottomila, certamente, ma vedremo quando saremo lì. Come dico sempre l'appetito vien mangiando...speravo di potermi preparare con un periodo di allenamento di tre mesi che non sono però riuscito minimante e fare per via dei tanti impegni. Perciò arriverò al Campo Base scarsamente allenato, ma con una grande voglia di salire. So anche che quando arriverò lì si verificherà come una specie di mutazione in me, ritornerò ad essere quell'alpinista un po' selvatico ed impulsivo, con delle doti di fondo che saltano fuori immediatamente al contatto con quell'ambiente naturale. E questo mi da la speranza di tornare a toccare almeno ancora una volta gli ottomila metri. Poi quando sarò lì vedrò..."
Come sarà la cordata Da Polenza - Mondinelli?
"Non ci sarà una cordata Da Polenza - Mondinelli. Da Polenza sarà nelle retrovie con qualche Sherpa che mi trascinerà verso l'alto, Mondinelli sarà lassù davanti, a correre verso la vetta dell'ottomila - scherza Da Polenza - Magari ci incontreremo a Campo 2 qualche volta...io in salita affranto, e lui in discesa correndo come fa di solito, e come fanno anche i suoi altri compagni di cordata. Qui ci sono due, tre grandi campioni - riprende serio l'alpinista e imprenditore - che si prestano a dare una mano alla scienza in questa occasione, e poi ci siamo noi. C'è Giampietro Verza, 'vecchio arnese degli ottomila metri', guida alpina, che peraltro ha già salito l'Everest e che è il responsabile di tutte le stazioni meteorologiche e di tutti i sistemi tecnologici di monitoraggio climatico che il Comitato Ev-K2-Cnr va spargendo per il mondo. Lui certamente a Colle Sud, a 8mila metri, dovrà arrivarci, e sono sicuro che affronterà l'impresa tranquillamente. Invecchiando è diventato un po' lento come tutti noi, però lui a 8mila metri salirà, monterà e installerà questa grande stazione. Sarà un ottimo risultato".
Che importanza avrà l'aspetto scientifico nella spedizione?
"La spedizione nasce con lo scopo di posizionare una stazione meteorologica a Colle Sud, e quindi l'aspetto scientifico è assolutamente importante. Del resto noi abbiamo già una rete di stazioni che misura tutta la valle del Khumbu, cioè la valle che dal ghiacciaio dell'Everest porta fino alle pianure indiane. Nella fattispecie ne abbiamo una a Lukla, una a Periche, poi l'ABC Pyramid e Namche Bazar: tutta la rete ci serve per comprendere come si modifica l'aria, come si muovono gli agenti inquinanti in quella regione, quali tipi di inquinanti raggiungono i 5mila metri, quali sono i passaggi da nord a sud, i venti, ecc ecc. Come dicevo queste stazioni sono già presenti sul territorio, ma è importante installarne una nuova, a 8mila metri, la più alta che avremo sulla terra. Sarà anche un record, realizzato da aziende italiane, anche questo un bel primato. Secondo me rispetto a quest'ambito della ricerca siamo molto bravi, e non intendo solo noi di Ev-K2-Cnr, ma tutte le aziende che si impegnano anche in queste imprese tecnologiche. E poi c'è il 'giochino' del dato della vetta: come dice un mio amico ricercatore e scienziato, 'è sempre e comunque un dato in più'. Sul piano scientifico otterremo quindi un'informazione preziosa che registreremo in maniera continuativa. Questa costituirà il dato proveniente dalla posizione più alta di quella rete di stazioni e che nel complesso fornirà una panoramica veramente utile per conoscere molto dell'Himalaya, del clima in generale, dell'Asia e del mondo".
Vista l'eccezionalità di questa istallazione come farete a montarla e a farla funzionare a una quota così alta?
"Mah, la stazione, una volta installata, funziona da sola. E'automatica, già collaudata ai Poli, in Alaska. Certo ci abbiamo messo del nostro: siamo andati all'Aeronautica Militare in camera ipobarica e abbiamo fatto tutte le prove necessarie, anche a bassissime temperature. La questione della pressione è importante, non sempre viene tenuta sufficientemente in considerazione nell'ingegneria elettronica e può invece essere un aspetto che cambia molto le prestazioni di questo tipo di strumentazione. Credo che tutti i nostri ricercatori del Cnr ci abbiano messo e ci metteranno ancora tutto il loro entusiasmo, gli alpinisti, le loro gambe, altri l'intelligenza, altri le capacità tecniche. I due strumenti verranno montati per lavorare in continuo, speriamo che funzioni tutto bene. L'altra volta ci siamo portati in vetta un georadar che era in origine uno strumento molto grande e che era stato miniaturizzato da un'azienda italiana. Lo strumento poi ci era stato copiato dai cinesi, sempre i cinesi, sempre colpa loro, e stavolta invece portiamo in cima questo strumentino e speriamo che il suo 'bip' continui a inviarci la temperatura del punto di incontro più estremo che unisce la terra con il suo cielo".
Quali sono le difficoltà che si incontrano nell'organizzare una spedizione di questo tipo?
"Ma non ci sono tantissime difficoltà. Per lo più sono di tipo scientifico: soprattutto quando, come in questo caso, si hanno a disposizione degli atleti come i nostri, l'aspetto alpinistico non risulta molto complesso".
Qual è il futuro della ricerca scientifica in alta quota?
"C'è un grande futuro, determinato dal fatto che le Nazioni Unite nelle ultime loro riunioni, non soltanto dell'Unep, l'Agenzia delle Nazioni Unite per l'ambiente, ma anche in Assemblea Generale, hanno individuato alcuni punti della terra particolarmente idonei ad essere considerati come sensori privilegiati dei cambiamenti climatici. Si tratta delle barriere coralline e delle montagne per l'appunto: ecco, noi su alcune di queste vette siamo presenti, siamo competenti per essere presenti, e stiamo allargando una grande rete. Share (Stations at High Altitude for Research on the Environment), inventata da noi italiani, sta diventando sempre più importante. Poco prima di partire, in collaborazione con l'Università di Padova e sotto l'egida dell'Unep, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, di Eurac edi altre organizzazioni scientifiche internazionali, organizzeremo una conferenza importante incentrata appunto sul valore delle alte quote,come luoghi privilegiati per comprendere i cambiamenti climatici. A questo punto, credo sia assolutamente indispensabile capire e conoscere per riuscire a prendere provvedimenti necessari al governo del nostro pianeta".
Valentina d'Angella